Il CBD, cannabidiolo, componente terapeutica contenuta nella Cannabis, è stato tolto dalle sostanze dopanti. Da giugno 2019 la Tabella non include il nome della molecola magica.

L’Agenzia Mondiale Antidoping ha escluso il CBD dalle sostanze proibite e probabilmente è stata favorita dal fatto che sono sempre di più gli

 atleti che si affidano alle doti del CBD, ma anche della canapa alimentare, per rimanere in forma e recuperare meglio dopo gli sforzi fisici.

Subito l'UFC, l'NFL, l'NHL , cioè le piu' grandi Leghe sportive degli Stati Uniti , si sono dichiarate interessate chiudendo anche un contratto con Aurora, gigante della Cannabis oltreoceano.

In Occidente è ormai quotidiano l'uso di questa sostanza come antinfiammatorio e analgesico, sostituendo medicinali che alla lunga danno problemi. Oltreoceano il cannabinoide è ormai presente in decine di prodotti da quelli alimentari alle bibite, passando per prodotti topici come creme e tinture, che possono essere spalmate localmente, fino ai più classici oli da ingerire.

In generale, se gli effetti del THC sono stati ampiamente provati dalla scienza, per il CBD c’è bisogno di maggiore ricerca, anche se i dati aneddotici sembrano supportare questa possibilità. Fibromialgia, artrite, dolori muscolari e ossei, sono ormai le decine di patologie curabili con questa molecola. Una semplice pomata contenente CBD risolve la maggior parte dei problemi generici dovuti allo sport. 

Quindi rimane una possibilità aperta, che potrebbe ad esempio rimpiazzare gli oppiacei di cui fanno un largo uso i giocatori dell’NFL.